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Lucera: Muore Pierluigi Esposito, Netturbino Aggredito a Luglio

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Pierluigi Esposito, il netturbino di 59 anni aggredito brutalmente a Lucera lo scorso 15 luglio, è deceduto ieri pomeriggio a Bari. L’uomo, dopo essere stato ricoverato in diverse strutture tra Puglia e Roma a causa delle gravi ferite riportate, si è improvvisamente sentito male in una clinica di riabilitazione del capoluogo pugliese, manifestando un’emorragia che lo ha portato alla morte in poche ore, nonostante il trasferimento urgente al Policlinico barese.

L’aggressione, avvenuta in pieno giorno in Viale Canova a Lucera mentre Esposito era al lavoro, aveva già portato all’arresto di un 29enne del luogo circa un mese e mezzo fa, con l’accusa di tentato omicidio. Con il decesso della vittima, è presumibile che il capo d’imputazione venga modificato in omicidio, sebbene diversi aspetti della vicenda rimangano ancora da chiarire.

Secondo il pubblico ministero Antonella Giampetruzzi e il gip Maria Luisa Bencivenga, che ha firmato il provvedimento di arresto, l’aggressore non era solo al momento dell’aggressione, ma si trovava in compagnia di un’altra persona, il cui ruolo specifico non è stato ancora determinato.

L’indagato, assistito dall’avvocato Giacomo Grasso, si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di convalida del fermo. L’uomo era stato indicato come aggressore dalla stessa vittima, dopo un lungo periodo di cure e convalescenza.

Esposito, assistito da una psicologa, era riuscito a riferire per iscritto, a distanza di oltre tre mesi dai fatti, buona parte di quanto accaduto, non avendo ancora recuperato la capacità di esposizione verbale. Aveva inoltre riconosciuto il suo aggressore in una fotografia, fornendo una descrizione fisica sommaria del complice: un giovane alto e magro, con una barbetta rossiccia incolta.

Movente legato a Dissidi Lavorativi

Le motivazioni dell’aggressione, secondo la procura, sarebbero legate a dissidi sul posto di lavoro, oggetto di denunce presentate in precedenza da Esposito per presunti atti persecutori commessi da alcuni parenti del presunto aggressore.

Secondo la ricostruzione della polizia di Stato, Esposito, alla guida di un furgone dell’azienda Tecneco, era stato fermato, fatto scendere dal mezzo e picchiato. Le macchie del suo sangue, rimaste sul selciato nei pressi del cantiere del rondò della zona 167, erano l’unica traccia visibile di una vicenda segnata da un coma farmacologico durato dodici giorni e da una lunga e delicata riabilitazione. Per mesi, Esposito non era stato in grado di parlare e raccontare quanto accaduto, mentre i familiari, temendo per la sua incolumità, avevano mantenuto riserbo sulle sue condizioni e sulla struttura in cui era ricoverato, continuando a chiedere giustizia.

L’aggressore avrebbe colpito Esposito con almeno due pugni al volto, provocando la frattura di diverse ossa e un grave ematoma cerebrale, trattato con un intervento chirurgico al reparto di Neurologia del Policlinico di Foggia, dove l’uomo era rimasto ricoverato per circa un mese e mezzo.

Le Tre Storie Capitali

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