Un diciottenne è stato arrestato con l’accusa di istigazione al suicidio in relazione alla morte di Andrea Prospero, il 19enne trovato senza vita a Perugia lo scorso gennaio. Contestualmente, è stato denunciato per spaccio l’individuo che avrebbe fornito droga e farmaci allo studente. L’indagine ha ricostruito le tappe della tragedia, dalla scomparsa al ritrovamento del corpo, attraverso l’analisi dei dispositivi elettronici e l’identificazione dei due soggetti coinvolti.
La scomparsa e il tragico ritrovamento
Il 24 gennaio 2025, Andrea Prospero, studente di informatica all’Università degli Studi di Perugia, non si presenta all’appuntamento con la sorella Anna alla mensa universitaria. Preoccupata, la sorella ne denuncia la scomparsa, dando il via alle ricerche. Andrea viene ritrovato morto il 29 gennaio in un appartamento in via del Prospetto.
Le indagini hanno rivelato che, il giorno della scomparsa, mentre rassicurava la sorella via messaggio che l’avrebbe raggiunta, Andrea aveva già iniziato ad assumere un mix di ossicodone e xanax. Dalle chat emerge che Andrea aveva confidato all’arrestato le sue difficoltà universitarie e la volontà di togliersi la vita, ricevendo in cambio incitamento.
Andrea, studente fuori sede al primo anno, era scomparso dopo essere uscito dall’ostello universitario. Le ricerche non avevano dato esito fino a quando il gestore di una casa vacanze, insospettito dal mancato pagamento dell’affitto e dalla notizia della scomparsa, ha contattato la polizia, permettendo il ritrovamento del corpo.
All’interno dell’appartamento, la polizia ha rinvenuto blister di farmaci oppiacei, un computer, diversi cellulari, sim card e carte di credito intestate a terzi. L’assenza di segni di violenza sul corpo aveva da subito fatto presumere un gesto volontario.
La famiglia era all’oscuro dell’esistenza dell’appartamento, della provenienza dei soldi per l’affitto e del perché Andrea avesse con sé tutti quei telefoni e sim card. Questi elementi, uniti alla causa della morte, hanno spinto gli inquirenti ad approfondire le indagini.
L’indagine
Le indagini, coordinate dalla Procura di Perugia, si sono concentrate sull’analisi dei dispositivi elettronici di Andrea, delle celle telefoniche e delle chat. L’attività investigativa è stata complessa a causa delle password che proteggevano i dispositivi.
Dall’analisi dei dati è emerso che Andrea intratteneva relazioni telematiche e aveva confidato ad un contatto i suoi problemi, l’ansia per l’università, il disagio nell’ostello e alla mensa, e l’idea di farla finita.
L’esame dei contatti con questo soggetto, identificato poi nell’arrestato, ha rivelato che Andrea aveva chiesto consigli sul metodo più indolore per suicidarsi, ricevendo incitamento.
Le chat recuperate hanno rivelato che l’interlocutore virtuale aveva incoraggiato Andrea a compiere il gesto ingerendo farmaci, rassicurandolo sull’assenza di dolore e sulla sensazione di piacere data dagli oppiacei.
Dopo essersi informato su Telegram sulle modalità di acquisto, Andrea aveva comprato i farmaci da un altro utente, facendoseli spedire ad un punto di ritiro.
Le ultime ore
Il 24 gennaio, Andrea ha ritirato il pacco e si è recato nell’appartamento. Poco prima di ingerire i farmaci, ha avuto una conversazione online, durante la quale ha espresso timore. L’amico virtuale lo avrebbe convinto dicendogli di ingoiare le pillole con il vino per non sentire dolore, spingendolo a compiere il gesto.
Nelle chat sono state trovate frasi come “Ammazzati e zitto. Senza fare scene”, “prendi le pasticche e non senti dolore. Con le droghe è più semplice e meglio. Mangia tutte e 7 le pasticche… E beviti una bottiglia di vino”.
Prospero, titubante, aveva inviato una foto del blister di pillole, ricevendo l’ordine di “mangiale tutte, non togliere la plastica, così muori”. Ad un terzo utente comparso nella chat, aveva detto: “Stai parlando con un morto”. Qualcuno aveva anche suggerito di impiccarsi, ed un cavo è stato trovato nell’appartamento. Dopo che Andrea aveva smesso di chattare, l’arrestato avrebbe commentato: “È morto veramente”.
Invece di chiamare i soccorsi, l’arrestato si sarebbe preoccupato di essere identificato. Lo stesso timore sarebbe stato espresso anche dalla terza persona presente nella chat, cosa che spiegherebbe i messaggi successivi per cancellare ogni traccia delle conversazioni.
L’identificazione e le indagini in corso
L’identificazione dell’indagato è stata complessa. Grazie all’analisi dei dispositivi della vittima, la polizia è risalita all’indirizzo IP dell’indagato, un 18enne incensurato.
Le accuse ipotizzate sono istigazione o aiuto al suicidio. Nei suoi confronti è stata chiesta una misura cautelare per il pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove, data la sua presenza attiva online.
La Procura sta proseguendo le indagini per capire come Andrea si sia procurato i farmaci e per chiarire le ragioni del possesso di cellulari e sim, ritenute non giustificabili con la sua vita da studente.
Grazie ai riscontri sui telefoni e sulle chat, è stato individuato il presunto venditore dei farmaci, un giovane di Afragola, che è stato perquisito. Durante la perquisizione sono stati sequestrati denaro contante e cellulari.
Il padre di Andrea ha dichiarato di auspicare ulteriori sviluppi, ribadendo la sua convinzione che si tratti di omicidio. Gli avvocati della famiglia hanno espresso soddisfazione per la svolta nelle indagini.
Le indagini proseguono per chiarire le attività di Andrea in rete, analizzando i dati dei suoi account e delle carte di credito utilizzate. Al momento, la Procura non ha ipotizzato attività illecite da parte di Andrea né un concorso tra vittima e arrestato. Sono in corso accertamenti per verificare se l’arrestato avesse rapporti con Andrea anche in relazione a possibili attività illecite online.